La Tanzania ha una storia più complessa di quanto a volte potremmo immaginare.

Nella sua costituzione si sono susseguiti nei secoli domini e governi coloniali differenti, si è vista legare e poi annettere territori come l’isola di Zanzibar, infine raggiungere l’indipendenza oltre la seconda metà del secolo breve.

La capitale della Tanzania è Dodoma, altri importanti centri commerciali e turistici sono Dar Es Salaam e Arusha.

La superfice supera i 945 000 kmq, e la popolazione si aggira attorno ai 36 000 000 di abitanti.

Questo paese rappresenta, storicamente, un punto di contatto fondamentale tra la cultura Swahili, il mondo arabo e quello orientale. Senza contare gli scambi con l’Europa durante i diversi periodi coloniali che si sono susseguiti.

I primi ad arrivare qui furono gli esploratori del Kaiser, nell’ultimo ventennio del 1800. L’insediamento tedesco non fu dei più pacifici e il pugno di ferro con cui governarono su queste terre conta diverse migliaia di morti.

Pemba e Zanzibar invece furono, negli stessi anni, protettorato della Gran Bretagna. Gli inglesi ebbero un differente impatto sulla popolazione, concedendo al sultanato allora instaurato ampie autonomie.

Quest’area fu teatro di feroci scontri tra le due fazioni durante la prima Guerra Mondiale proprio perché terra di confine. Ad ogni modo, nel 1919 viene chiamata Tanganyika dai vincitori alleati che la collocarono definitivamente sotto il dominio britannico.

Nel 1926 venne istituito il primo consiglio legislativo del Tanganyka presso la città Dar El Salaam, che ancora oggi ospita sedi amministrative, anche se gli abitanti indigeni non poterono prendervi parte fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Repubblica Unita di Tanzania

Nel 1946 il Tanganyka divenne un territorio fiduciario delle Nazioni Unite, posto sotto l’amministrazione di uno stato membro ONU (il Regno Unito) al fine di avviarlo progressivamente all’indipendenza che raggiunse definitivamente nel 1961, dopo che i coloni inglesi decisero, durante il processo di decolonizzazione, di appoggiare Julius Nyerere e il suo partito nazionalista africano.

L’isola di Zanzibar sarebbe diventata indipendente nel 1963 diventando però una sorta di monarchia costituzionale con a capo il sultano Jamshid bin Abdullah, conosciuto anche come l’ultimo sultano di Zanzibar.

Il 26 aprile 1964, per volere di Nyerere, il Tanganyika e Zanzibar formarono la Repubblica Unita di Tanzania, adottando una nuova Costituzione. La parola Tanzania non è che un neologismo sincratico tra le parole Tanganyika e Zanzibar.

Stabilità

Negli anni successivi ci furono molto tensioni internazionali dovute a scontri con i dittatori confinanti e ad alcune tensioni interne dovute a svolte autoritarie del governo, ma nulla che non si sia poi risolto in maniera democratica.

Ad ogni modo gli sviluppi politici alle porte del nuovo millennio facevano ben sperare, essendo la Tanzania uno dei rari casi africani in cui la transizione politica è sempre avvenuta in modo pacifico. Inoltre, l’economia tanzaniana attraversava un buon periodo, trainato dall’interesse turistico sia per Zanzibar che per la Tanzania.

Ad oggi il governo resta molto stabile e questo rende la Tanzania uno dei paesi preferiti dagli investitori europei e asiatici.

Tante le influenze ma forse solo una l’anima del paese: i Masai

I Masai (o Maasai) sono un popolo originari della valle del Nilo, che vive sugli altopiani intorno al confine fra Kenya e Tanzania. Considerati spesso nomadi o semi-nomadi, sono in realtà tradizionalmente allevatori transumanti, e oggi spesso addirittura stanziali.

La transizione a uno stile di vita stanziale si accompagna a quella dall’allevamento all’agricoltura come fonte primaria di sostentamento; questa trasformazione è evidente in Tanzania presso il clan Arusha.